Sentenze

L'abbattimento di un capo di selvaggina la cui caccia non è consentita dal regolamento interno della riserva non costituisce reato

DIRITTO VENATORIO E DELLE ARMI

L'attività venatoria all'interno della Provincia Autonoma di Trento è regolata in prima battuta dalla legge provinciale n. 24/1991, nonché per gli aspetti riguardanti la potestà esclusiva dello Stato (es. sanzioni penali) dalla legge nazionale n. 157/1992.

Con riguardo alle modalità di abbattimento della selvaggina nel territorio Trentino, l'art. 28 della citata legge provinciale prescrive che l'ente gestore demandato alla predisposizione dei programmi di prelievo (ossia, per la Provincia di Trento, l'Associazione Cacciatori Trentini) stabilisce le specie ed il numero di capi da abbattere con riferimento ai singoli distretti di caccia (definiti "ambiti territoriali omogenei").

I singoli distretti di caccia sono, al loro volta, suddivisi in varie riserve di caccia (solitamente corrispondenti ai territori dei singoli comuni amministrativi) e con regolamento interno emanato ai sensi dell'art. 17 L.P. 24/1991 l'ente gestore suddivide i capi abbattibili per ciascuna riserva.

Ciò premesso, nel caso di specie Tizio aveva abbattuto un esemplare di cervo maschio adulto nella riserva di X, nella quale tale caccia non era più permessa.

A seguito delle indagini espletate dal Corpo Forestale, Tizio era destinatario di decreto penale di condanna con la seguente imputazione: "per la contravvenzione p. e p. dall'art. 30 lett. h) legge 157/1992 perché abbatteva in esemplare di cervo maschio adulto, mammifero nei cui confronti non era consentita la caccia; ed invero presso la riserva di X era stato autorizzato l'abbattimento di un solo capo di cervo femmina e di un solo capo di cervo piccolo".

L'imputato decide, allora, di opporsi al suddetto decreto penale, sostenendo la seguente tesi: è pur vero che il capo di selvaggina è stato abbattuto in violazione del regolamento interno di ripartizione dei capi tra le riserve di caccia, ma tale violazione non costituisce reato, bensì mero illecito amministrativo nel caso in cui i capi assegnati al distretto non siano stati completamente esauriti. Cio sulla scorta di una circolare emanata dal Dipartimento Risorse Forestali e Montane della Provincia Autonoma di Trento, nella quale si chiariva che "l'abbattimento in esubero di capi rispetto al contingente ripartito alla riserva con il regolamento interno dell'Associazione cacciatori trentini, qualora questo non determini anche un esubero dell'assegnazione del distretto faunistico è sanzionata esclusivamente ai sensi dell'art. 46, comma 1 lett. o) della L.P. n. 24/1991".

Tale circostanza è stata ampiamente provata in fase di istruzione dibattimentale, in cui è emerso che il piano di prelievo al cervo maschio adulto con riferimento all'intero distretto cui appartenva l'imputato non era ancora stato completato; la caccia a quel tipo di selvatico era, infatti, chiusa solo per la riserva di X.

Il Giudice del Tribunale di Tione di Trento ha, pertanto, pronunciato l'allegata sentenza in cui ha accolto in toto la tesi della difesa, mandando assolto l'imputato perché il fatto non costituisce reato.

~ La Caccia ~

Edoardo Mori
Con la collaborazione dell'avv. Andrea Antolini

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